ERIK VLAMINCK
IL NUOVO VOLTO DEL BELGIO
Autore di punta del catalogo Wereldbibliotheek, Erik Vlaminck nasce nel 1954 a Kappelen,un piccolo paese delle Fiandre. Lavora per diversi anni come infermiere in istituti psichiatrici e si occupa delle problematiche dei senza tetto. Nel 1975 pubblica a proprie spese la sua prima opera, Proefschrift (Prova), un racconto definito dallo stesso autore “criptico e sperimentale, scritto su e per un amore irraggiungibile”. Segue, l’anno successivo, Troost (Consolazione), breve componimento incentrato sulle difficoltà e il disadattamento di pazienti psichiatrici. L’interesse verso i molteplici e reconditi risvolti della psiche umana, la volontà di scandagliare gli abissi più profondi dell’animo dei suoi personaggi per portare alla luce segreti inconfessabili costituiscono il punto di partenza della poetica di Vlaminck. A partire dal 1994 decide di abbandonare qualsiasi altra attività per potersi dedicare interamente alla scrittura.
Nel 1992 pubblica il primo episodio di un’opera ciclica, un “roman fleuve” che si delinea come cronaca di famiglia e del Belgio del ventesimo secolo.
In questo senso Erik Vlaminck si inserisce perfettamente nella tradizione del romanzo fiammingo, in un solco tracciato dai due grandi autori Louis Paul Boon e Hugo Claus, di quest’ultimo ricordiamo l’opus magnum tradotto in Italia da Feltrinelli Het Verdriet van Belgie (La sofferenza del Belgio), un capolavoro che per molti aspetti può essere accostato ai romanzi di Vlaminck.
A partire dal secondo dopoguerra gli autori belgi di lingua neerlandese hanno dato vita a opere sperimentali, basate sulla cosiddetta “tecnica del montaggio”, una composizione frammentaria che nel recupero e nella deformazione delle più disparate tecniche narrative vuol farsi sferzante e implacabile critica sociale.
Nell’utilizzo del dialetto, di un’oralità popolare ironica e primitiva, questi autori intendono riscoprire il passato della loro nazione, costituito da silenzi e segreti, dalla vergogna del collaborazionismo con il nemico durante la seconda guerra mondiale, dalle miserie e brutture di tessuti urbani modellati sul pragmatismo industriale, dalle colpe di una tirannica e disumana politica coloniale in Congo, dalle efferate vendette degli oppressi. In questa tendenza, autobiografismo e storiografia si intersecano in una struttura prosastica complessa e variegata, si tratta di una variante tutta fiamminga del “back to the roots” americano. Svelare il passato diventa così spesso un atto di denuncia del presente.
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SUIKERSPIN
Jean-Baptist Van Hooylandt, uno spregiudicato e caparbio impresario, riesce a mettere |
Nei sei romanzi, pubblicati tra il 1992 e il 2005, Vlaminck tenta di ricostruire la storia della sua famiglia, come fosse un mosaico, recuperando dalle fonti più disparate i tasselli di ricordi e di verità non dette. L’autore ricerca sulla base di questi frammenti le ragioni che hanno condotto Erik, il protagonista suo alter ego, a diventare quello che è. Sua intenzione è arrivare a comprendere fino a che punto la sua personalità è veramente originale o piuttosto il risultato della somma della vita di altri: dei bisnonni, dei nonni e genitori, rampollo di due famiglie fiamminghe provenienti da due culture e due ambienti diversi.
Ingialliti articoli di giornale, vecchi album fotografici, oggetti apparentemente insignificanti corrosi dal tempo, racconti sconclusionati e confusi di un vecchio zio rinchiuso in un istituto, costituiscono il prezioso materiale di cui l’autore si serve per riportare in vita le emozioni, i sentimenti, le ansie e i dolori dei suoi nonni paterni e materni, di lontani prozii, dei suoi stessi genitori, gente semplice con le loro speranze e delusioni, afflitta da tragedie personali e dai colpi che la Storia ha inferto.
Il messaggio che Vlaminck, con un realismo disincantato, toni schietti e disincantati, ma profonda sensibilità sembra volerci trasmettere è di non dimenticare, la sua epopea vuole essere un monito, un inno all’importanza della memoria, linfa vitale del presente. Senza scadere mai nel patetico e sentimentale, segue i suoi personaggi, racconta storie troppo a lungo taciute nella convinzione che i segreti sono il male più profondo di una famiglia. Ed è con questa convinzione che apre il suo ultimo e sicuramente più maturo romanzo Houten schoenen (Scarpe di legno), citando Malachy McCourt:
“Una famiglia
è malata come lo sono i suoi segreti”.
I sei episodi di cui si compone il ciclo narrano storie indipendenti una dall’altra,
ciascun romanzo può anche essere letto come opera a sé stante.
Per la traduzione delle opere di Vlaminck è prevista la possibilità di richiedere un sussidio al Vlaams Fonds voor de Letteren (Fondo Fiammingo per le Lettere).
Proposta: l’editore olandese Wereldbibliotheek ha curato, nel mese di febbraio 2005, una nuova edizione delle opere di Vlaminck, raggruppando i sei romanzi insieme a un breve racconto in tre filoni tematici:
Langs moederzijdse (dalla parte materna) è il filone che racchiude i due episodi Quatertemperdagen (Quattro tempora) e Wolven huilen (I lupi ululano) insieme a un racconto breve dal titolo Anastasia, prologo del ciclo. Le tre opere hanno come protagonisti membri della famiglia di Vlaminck da parte materna.
Langs vaderzijdse (dalla parte paterna) comprende De Portrettentrekker (Il fotografo) e Houten Schoenen (Scarpe di legno) e verte intorno alla vita di personaggi e parenti che appartengono alla sfera del padre del protagonista.
Langs
schrijverszijde (dalla parte dello scrittore) con Stanny, een
stil leven (Stanny, una vita silenziosa) e Het schismatieke schrijven
(Scrittura scismatica) pone al centro della narrazione la tematica della scrittura
e della personalità del protagonista Erik, alter ego di Vlaminck.
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Quatertemperdagen (Quattro Tempora), 1992 ‘Mamma cos’è un quattro tempora?’ ‘Sono i giorni in cui la chiesa ci dice di fare penitenza.’ ‘E quando è?’ ‘Qui da noi tutti i giorni.’ (p. 104) |
“Scoprii nella mia famiglia un bel po’di storie che tutti erano preoccupati di tenere nascoste. Amori non corrisposti, adulteri, il collaborazionismo durante la seconda guerra mondiale. E di questi argomenti volevo scrivere, ma non fino a quando i protagonisti erano ancora in vita.”
In questo primo episodio Vlaminck ci descrive la vita dei suoi nonni materni nella prima metà del ventesimo secolo. Persone semplici, con i loro bisogni e piaceri che tentano con ogni mezzo di sopravvivere tra le miserie e i drammi di quei tempi. La famiglia e il paese in cui vivono pongono limiti ai desideri e frenano le ambizioni, ma ogni esistenza ha i suoi segreti e lati oscuri.
Quattro tempora trasuda di miseria e di guerra, di nascite e di morti, ma anche di birra, di ironia popolare e grottesca, di suoni di tuba, di tenerezza e bellezza.
La stampa:
“… in questa lucida cronaca l’autore ci porta così vicini ai personaggi che il loro dolore ci tocca quasi personalmente, il loro ostinato coraggio merita la nostra ammirazione”
- De Volkskrant
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Wolven huilen (I lupi ululano), 1993 ‘Fons, penso che non troverai mai pace. Neanche in Canada.’Parole di Liza. Le valigie erano già pronte. E quella stronza aveva ragione. Non ha trovato pace. (p. 56) |
Nel 1991 l’io narrante trova finalmente Fons e Liza in un remoto angolo del Canada. Dopo tanti anni trascorsi in questa terra di nessuno i due parlano ancora in un dialetto fiammingo molto stretto. Con un pesante passato alle spalle la coppia custodisce in cassa delle armi perché “i lupi lì nel giardino ululano”, ma soprattutto perché la guerra non è stata dimenticata o rielaborata. Fons è e resta l’idiota da tutti allontanato, egoista, sempre in guardia e chiuso in se stesso fino alla fine. E la bella Lisa conduce ancora un’esistenza fatta di aneliti, passioni represse e scelte sbagliate, ma a testa alta può trascorrere la sua vecchiaia.
Vlaminck è in grado di raccontare con distacco e al contempo profonda partecipazione.
La stampa:
“… un libro straordinariamente avvincente di uno scrittore che non si lascia trascinare dalle tendenze della prosa contemporanea, ma che interpreta un realismo di tutti i giorni, alieno e tragico al contempo”
- Nieuw Vlaams Tijdschrift
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Stanny, een stil leven (Stanny, una vita silenziosa), 1996 ‘Stanny è morto. Sono stato al funerale.’ ‘Quale Stanny?’ ‘Come, Stanny van Stokken che prima viveva qui vicino.’ ‘Ah, si quello.’ ‘Con la sua auto contro un palo di cemento, Hanno dovuto tirarlo fuori dai rottami con una fiamma ossidrica.’ (p. 106) |
Vlaminck in un’intervista con De Stem:
“Avevo di fronte il difficile compito di raccontare una storia tragica senza scadere nel melodrammatico. Un pittore può ritrarre un vaso di fiori e infondere movimento al quadro con una determinata inclinazione della luce. La vita di Stanny è un racconto in cui il movimento è quasi del tutto assente. E’ un bambino al quale tutto va nel verso sbagliato, una tragedia in sé. Riuscire a metterla su carta era per me un’impresa funambolica. Sono affascinato dai racconti taciuti, ma a mia volte inserisco nel libro una storia taciuta. Prendiamo l’esempio di Stanny, seguo la sua vita passo per passo e poi compaiono degli iati. Alla fine suggerisco soltanto l’ipotesi di un suicidio. Il breve epilogo non ha alcun legame con le pagine precedenti. Io disegno i contorni e li pongo nella giusta prospettiva. Il lettore deve terminare il libro…”
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De portrettentrekker (Il fotografo), 1998 ‘Ma come stanno veramente le cose?’ ‘Non smettere mai di rimescolare quel letamaio. Tanto a me non si spalancherà la bocca.’ (p. 84) |
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Houten schoenen (Scarpe di legno), 2000
Se non hanno succhiato del sangue blu, i pidocchi sono color ruggine. ‘E blu quelli di re Leopold,’disse Georges. Come se il re Leopold potesse avere i pidocchi. Ma tanto Georges rideva per tutto. (p. 23) |
Solo da adulto Erik sarà in grado di trovare una risposta a questi interrogativi, andrà in Germania nel posto in cui suo padre durante la guerra aveva trascorso dei mesi in un campo e da lì parte per ricostruire un passato colmo di segreti.
Cosa ha fatto la guerra con Georges, suo padre? Quale è il segreto che in famiglia si è tenuto nascosto così a lungo? E come gli eventi del passato hanno influito sulla vita di Georges e su quella di Erik?
Schismatieke shrijven (Scrittura scismatica) - 2005
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‘Un naso spezzato, due occhi
neri….è tremendo come quel ragazzo venga maltratto. E tu lo sapevi.
Mettici poi, caro signore, che sei andato a lavorare in quel manicomio
per raccogliere idee con cui poter scrivere dei libri… E tra l’altro,
guadagnandoci dei soldi, hai portato un tuo amico alla rovina.’
Con questo ultimo episodio del ciclo Vlaminck torna indietro agli anni Settanta. Ritroviamo il suo vicino di casa, Stanny, protagonista di Stanny, een stil leven (Stanny, una vita silenziosa), solito perdente ed emarginato, fino a quando non eredita una fortuna da un suo lontano parente. |
Improvvisamente si schiude un nuovo mondo, ma purtroppo Stanny non potrà goderne troppo a lungo. Colpito da problemi psichici, viene ricoverato nell’istituto dove Erik, alter ego dello scrittore, lavora come infermiere.
Sebbene prenda piede lentamente, il romanzo raggiunge il livello degli altri
episodi e rappresenta sicuramente la parte più delicata dell’opera
perché propone un’immagine dell’alter ego dell’autore sicuramente poco
simpatica, non soltanto perché Erik decide di lavorare nell’istituto
per le ragioni sbagliate, ma anche perché non fa nulla per aiutare
Stanny, niente più che uno sporco opportunista. Tuttavia gli eventi
che sommergono Stanny (dipinto come un uomo migliore rispetto a Erik) provocano
un salutare scuotimento. Pur tradendosi, alla fine Erik decide di scrivere
un libro sulle disperate condizioni degli istituti psichiatrici.
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La stampa:
“Vlaminck alterna immagini tratte dagli anni sessanta e settanta con quelle degli anni quaranta: gli anni della guerra. Scaturisce così un quadro caleidoscopico in cui non c’è traccia di sentimentalismo. Questo è il bello di Vlaminck: è in grado di creare mondi sconfinati in piccoli libri, forti emozioni in quelle poche righe con cui, in toni secchi e disillusi, chiude ogni suo episodio”.
-De Haagse Courrant
Lo scrittore fiammingo Erik Vlaminck non ha mai costruito cattedrali. L'eroe di Suikerspin Willem Elsschot erige splendide e piccole cappelle nella campagna delle Fiandre.
NRC Handelsblad
Uno dei maggiori talenti della govane generazione di autori fiamminghi .
De Stem